Violenza sulle donne
Dopo il terribile caso della ragazza perugina, costretta dai suoi aggressori ad un’intera notte di abusi e brutalità, le cronache dei quotidiani tornano ad occuparsi della violenza sulle donne.
Dallo studio effettuato da “Telefono Donna” la struttura regionale del Centro per le Pari Opportunità (numero verde 800.86.11.26) emerge che ogni giorno, nella nostra regione vengono denunciati due casi di violenza, per un totale di 600 denunce l’anno.
Secondo l’Istat (annuari Conoscere l’Umbria) i delitti di violenza sessuale nella sola provincia di Perugia passano dai 27 casi del 2003 ai 42 del 2004, tuttavia l’aumento delle denunce non è necessariamente un dato negativo, in molti casi, la vittima vive il sopruso in un clima di solitudine, costretta a preoccuparsi più dei giudizi della sua sfera sociale e professionale, che dell’oltraggio riservatogli.
E mentre alla camera, il ministro per le pari opportunità Barbara Pollastrini, ha presentato il pacchetto anti-violenza, che tra le altre misure aumenta la pena minima perché l’attenuante generica non riduca il periodo di reclusione, e porta da 6 mesi, a 4 anni la pena per i reati di molestia, tentiamo una riflessione.
Prolungando la reclusione e aumentando il numero dei reati, potremo sconfiggere quest’inciviltà?
L’Onorevole Donatella Poretti, deputata della Rosa nel Pugno, ha elogiato l’iniziativa, dichiarando però che “non è solo inasprendo le pene e introducendo nuovi reati nel Codice Penale che si può combattere questa battaglia”.
Ci troviamo in perfetto accordo con lei, per contrastare il fenomeno è necessario operare una profonda inversione culturale che investa tutti i settori della società, a partire dai media che strumentalizzano la figura femminile relegandola a mero immaginario maschilista, a quella televisione generalista che mostra la donna come elemento d’arredo, umiliandone storia e dignità.
Come potrà la donna, ottenere rispetto e considerazione, quando il modello che indichiamo è “vince il più ignorante”?
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