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Associazione Giovanni Nuvoli

Archivio di giugno 4th, 2007

4 giugno 2007

Se non l’umanità, almeno il rispetto per Giovanni Nuvoli

Eravamo già tristemente consapevoli che le richieste di Giovanni Nuvoli, per ora ascoltate solo dall’Associazione Luca Coscioni e da un gruppo di medici coraggiosi, avrebbero scatenato la furia ideologica di chi considera il dolore e la malattia patrimonio esclusivo di altri, tralasciando il proprietario principale del fardello più pesante, Giovanni Nuvoli.
L’accusa è sempre la stessa, i Radicali strumentalizzano la disperazione dei malati per i loro oscuri progetti politici, montano il “caso” e poi zac, profittando della loro depressione, della tua incapacità di comunicare normalmente, ti staccano i tubi che ti consentono di vivere.
Poco importa se la macchina alla quale ti hanno collegato somiglia alla pausa di un videoregistratore, qualcuno che non sei tu, decide per te che anche questa è vita meritevole di essere vissuta, persone importanti che la dignità riescono a descriverla in ogni dove, ma che ad ogni parola, la negano a te.
A te, che hai osato sfidare il silenzio ipocrita dell’abbandono in un letto d’ospedale del reparto di rianimazione, chiedendo di poter decidere del tuo futuro, magari tra le mura di casa tua.
Giovanni Nuvoli non è nelle grinfie e tanto meno nelle decisioni di nessuno, e grazie al sintetizzatore che ha recentemente ottenuto, risponde frequentemente agli articoli che lo vorrebbero depresso e confuso strumento di lotta politica altrui.
Giovanni invia con la moglie Maddalena, messaggi di solidarietà a Marco Cappato, arrestato a Mosca mentre reclamava l’intervento della polizia contro un gruppo di violenti estremisti, perché forse prova apprensione per quel ragazzo che per primo rispose al suo appello;

Ovunque siate, siamo con voi. Un abbraccio forte, Giovanni e Maddalena”

Così, come risponde all’editoriale del quotidiano della Cei “Mollate la presa partigiani della morte” di Francesco Ognibene, con un chiaro;

"La malattia è un peso che sopporto e non c’è via d’uscita. La politica non c’entra niente. La mia decisione è quella che conta"

 
poi replica all’articolo di Ilaria Nava pubblicato sull’Avvenire del 31/5/2007 dal titolo, “I nuovi medici di Nuvoli? Nominati dai Radicali
 
Giovanni Nuvoli, l’ex arbitro algherese affetto da Sla, contesta il contenuto di un articolo sulla sua vicenda pubblicato ieri dall’Avvenire e ribadisce la richiesta di distacco dall’apparato di respirazione artificiale che lo tiene in vita. ”Letto l’articolo del 31 maggio – ha fatto sapere attraverso un comunicato dettato col sintetizzatore vocale – in presenza di infermieri professionali dico che e’ meglio che Piergiorgio Massidda (coordinatore sardo di Fi e componente della commissione parlamentare d’inchiesta sul servizio sanitario nazionale, che ha proposto di ricorrere alla consulenza di uno psichiatra, ndr) faccia la perizia a lui e governi la sua persona, dal momento che io l’ho gia’ fatta”. Nuvoli da’, quindi, della ”bugiarda” a una dottoressa del reparto Rianimazione di Sassari (”io non l’ho mai vista consolarmi”) e reitera la richiesta di essere staccato dalle macchine. ”Io non sono solo ma ho intorno tanta gente che mi vuole bene. L’equipe la conosco e non mi sento abbandonato, ero abbandonato in ospedale. Voglio – conclude Nuvoli – che mi stacchino le macchine”.
dal sito www.lucacoscioni.it
 
Certo, siamo consapevoli che tanta determinazione faccia e debba far riflettere. Per questo motivo la documentazione sanitaria di Giovanni è attualmente al vaglio di una equipe medica multi-disciplinare, composta da un medico di base, tre anestesisti, un esperto di cure palliative, un cardiologo, un neurologo ed uno psichiatra. Una metodologia messa a punto proprio per impedire ad ogni ragionevole dubbio d’inquinare la volontà ultima del malato, che la nostra costituzione descrive al suo articolo 32: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Certi che l’umanità non si possa reclamare per legge, ci attendiamo almeno il giusto rispetto per Giovanni Nuvoli, forse illudendoci che a ripeterne continuamente le generalità, qualcuno la smetta di confonderlo con il macchinario che lo accompagna.

Carlo Ruggeri
Segretario Organizzativo C.I.R. Perugia

(continua…)

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Le mistificazioni sulle droghe

Ci sono due fatti di cronaca delle ultime settimane che la stampa, ma soprattutto la televisione di stato e non, stanno cavalcando in nome del proibizionismo più cieco e irragionevole.

Il primo riguarda quel ragazzo che, dopo aver fumato uno “spinello” – un nome, quello sì allucinante, ma quando lo capiranno che solo i “matusa”, per dirla con Elio e Le Storie Tese, lo chiamano così? – secondo quanto riferiscono i resoconti sarebbe morto in classe, apparentemente per un taglio errato contenente del crack.

Nel secondo caso invece si tratterebbe di un atto di assoluta incoscienza, anzi criminale, di un autista di autobus che prima di trasportare decine di bambini ha ben pensato di farsi con un po’ di hashish o marijuana; la gravità del fatto è palese. Qui, come dovrebbe accadere con l’assunzione di altre sostanze che alterino le sensazioni corporee, vedi la voce alcol, la nostra pietà dovrebbe essere nulla, tanto meno se c’erano di mezzo fanciulli, due dei quali morti, e altri ancora feriti nel ribaltamento della vettura. Peccato che si taccia sistematicamente sulle migliaia di morti sulle strade per “alcolicidio” e si monti un caso spropositato su un caso tanto grave quanto quello di altre migliaia annualmente. E se qualcuno dovesse perbenisticamente rispondermi “e ma lì si trattava di droga”, allora gli chiederei con tutta onestà in quali condizioni sia un uomo con due bottiglie di vino nello stomaco e nel sangue se non in quelle di un vero e proprio “drogato”.

Ritornando al primo caso, mi ha illuminato un intervento di Marco Pannella in una scuola romana autogestita risalente al ’93, riproposta qualche sera passata – ringrazio, in quanto insonne, RadioRadicale per la trasmissione notturna con materiale d’archivio. Come si fa a dire, come ho ascoltato nel rotocalco “10 minuti” del tg2, che “i nuovi fatti di cronaca darebbero ragione a i più restrittivi (cioè ai proibizionisti, ndr)”?. Come se oggi, e da ahimé più di un anno, non avessimo una legislazione la più “restrittiva” degli ultimi vent’anni in Italia e tra le più assurde di tutta Europa – la equiparazione di tutte le “sostanze stupefacenti” introdotta con la legge Fini-Giovanardi è da paese fondamentalista, del terzo mondo. Come se avessimo, anche per qualche giorno, permesso l’apertura dei civilissimi coffee shop alla olandese con relative regolamentazioni e controlli del caso, come avviene per qualsiasi altro prodotto alimentare, affinché sia garantita la salute del cittadino/consumatore – che mai avrebbero lasciato che un pezzo di hashish rimanesse contaminato con del crack, come avvenuto con il caso di Miliano. Nulla di tutto ciò, e il fallimento di questa ulteriore prova di forza delle armate della proibizione è sotto gli occhi di tutti: tra le labbra di quei tre milioni di italiani che consumano droghe leggere e continueranno a farlo, nei vicoli delle nostre città in cui prospera l’unica attività che non vede né crisi né stagnazioni, ovvero il mercato nerissimo dello spaccio sostenuto e finanziato dalle grandi organizzazioni criminali così come sui marciapiedi infestati di siringhe insanguinate – attenzione a non abbassare la guardia col fenomeno eroina, dato troppo presto per vinto.

(continua…)

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