Amministrative 2009: Radicali, che fare?
Con l’intervento di Pierfrancesco Pellegrino, segretario di Radicaliperugia.org, si apre una discussione sulla presenza o meno dei radicali alle prossime elezioni amministrative. Tutti sono invitati ad intervenire con commenti e considerazioni.
“Riguardo al dibattito sulle prossime elezioni amministrative ho pensato e valutato alcune strade (…) percorribili che, molto sinteticamente vorrei sottoporre alla vostra attenzione e sulle quali vi chiedo di pensarci un po’ su. Sono ipotesi che metto a disposizione di tutti, a fronte delle quali aspetto i vostri commenti e le vostre indicazioni. L’ordine numerico è solo casuale e non denota una maggiore o minore importanza.
Prima di tutto però è necessario interrogarci su chi siamo e cosa vogliamo.
Mi spiego: vogliamo essere e rimanere ciò che già in parte siamo e cioè un movimento di opinione, una associazione politica di “volenterosi” che usando strumenti di democrazia diretta, o attraverso i mezzi di informazione propone ai governanti locali le proprie idee o denuncia le ingiustizie, i soprusi ecc… oppure ci sentiamo e/o vogliamo essere un partito che ad ogni tornata elettorale si propone così com’è, con le proprie idee all’elettorato, tentando di avere un proprio eletto?
Nell’eventualità si decidesse di proporci all’elettorato, si possono battere varie strade o strategie:
1 - Proporre un nostro candidato a un partito. PD? Mi sembra assai poco praticabile per un duplice aspetto: sia perché non credo che questi signori siano interessati a noi, sia perché a noi non interessano lor signori per i motivi che ben sappiamo.
2 - Proporre un nostro candidato all’Italia dei Valori: è un partito in crescita e, credo, lo sarà anche in Umbria, visti gli ultimi scandali sull’appaltopoli alla Provincia di Perugia. Potrebbe rappresentare l’elettore che, pur schifato, per varie ragioni, dai rappresentanti PD, non se la sente di votare a destra e la “nicchia-contenitore”del partito di Di Pietro, il moralizzatore della politica, rappresenterebbe un’ottima soluzione e una sorta di polizza contro gli “azzeccagarbugli”.
3 - Proporci con lista autonoma e proprio programma. Una lista che potrebbe nascere in itinere durante il “work in progress” che abbiamo intenzione di intraprendere, magari amalgamando sulla nostra lunghezza d’onda altre forze alternative al regime.
4 - Proporci con lista autonoma e proprio programma, cercando di coinvolgere le altre associazioni radicali d’Italia, il “Dopo Chianciano”, la dirigenza radicale romana, in un lavoro che metta a punto un programma generale per tutti, in linea di massima e poi specifico per ciascuna realtà locale. Presentarci insieme ad altre realtà radicali ci darebbe maggiore visibilità. Avremmo (lo chiederemo) il supporto della dirigenza radicale.
Lancerò questa idea durante la prossima riunione a Roma prevista a settembre, con tutte le associazioni radicali d’Italia, per aprire un dibattito, a partire dalla petizione sull’anagrafe degli eletti, in vista delle elezioni amministrative per sapere, al di là di cosa pensa la dirigenza romana, cosa ne pensano le associazioni in primis interessate e coinvolte dalle elezioni.
La mia idea è quella intanto di parlarne, capire che aria tira, se interessa e se tira l’aria buona di coordinarci insieme e metterci al lavoro…
5 - Proprio in queste ore, mi ha raggiunto al telefono il vice sindaco di Perugia Nilo Arcudi. Ha in mente di organizzare una “Conferenza delle idee” per la città di Perugia e per l’Umbria che potrà svilupparsi in ottobre in due giornate. L’idea è quella di creare un fronte alternativo al regime coinvolgendo radicali, repubblicani, cattolici democratici ecc.”
















La situazione è molto fluida, le nostre forze sono scarsissime. Abbiamo una credibilità personale politica particolrmente buona - conquistata sul campo - ma questo non basta. Come ripete spesso Emma Bonino “vorrei avere meno complimenti e più voti”!
Mi sento di ringraziare Amato - su questa vicenda delle amministrative è dal 1990 che sollecita il gruppo radicale a muoversi. Mi sento di ringraziare Pierfrancesco anche per lo schemino che ha fatto, utile per chiarire le idee. Però…
A mio modo di vedere manca un’altra opzione: una campagna per l’astensionismo alle amministrative. In presenza di liste che non convincono, bisogna avere il coraggio di smetterla di votare tappandosi il naso e di invitare la gente a non votare. Detto questo, tutte le opzioni sono aperte. Premetto che trovo positivo che la Girolamini abbia dichiarato che vuole candidarsi a Sindaco (è da confermare), noi dovremmo avere il coraggio di chiedere conto di come i socialisti hanno amministrato questa città: voglio sapere come hanno votato sul piano regolatore che ha contribuito a massacrare questa città, voglio sapere come mai a Perugia la raccolta differenziata è ferma al 45% (in media nazionale ma pur sempre troppo poco), voglio sapere che idee hanno in merito ai trasporti dopo il minimetrò, voglio sapere che idee hanno in merito alla sicurezza (Droga illegale, prostituzione illegale), voglio sapere che idee hanno rispetto all’abbattimento del rumore e sul funzionamento delle centraline antinquinamento. Voglio sapere che idee girano intorno alla riorganizzazione della macchina amministrativa, non solo le circoscrizioni, per intenderci.
Stare nella loro lista significa andare al massacro: come lo stesso vicesindaco scrisse in un comunicato dopo la loro debacle elettorale il loro obiettivo è rilanciare il “socialismo municipale”. In soldoni questo significa “compagni, serriamo le fila e organizziamoci per le amministrative”. Loro sono una macchina da guerra elettorale. Sono il partito che esprime più preferenze. L’esperienza dignitosissima che io e Tommaso abbiamo fatto nel 2004 ci ha dimostrato che senza un partito con sezioni e un pò di favori fatti e promessi con loro non vai da nessuna parte, anche se c’è un investimento cospicuo sulla propria immagine. Personalmente, forse avrò sbagliato campagna elettorale, ma nel 2004 la campagna elettorale mi costò quasi 8 mila euro e presi 164 preferenze (una più una meno), arrivando con i subentri come secondo non eletto. (Se avessi trovato un accordo con Amato de Paulis, che prese 35 preferenze nella sua lista civica a quest’ora forse i risultati sarebbero diversi…)
E’ chiaro che loro puntano ad arrivare al ballottaggio in modo da poter puntare a contrattare i posti da assessore.
Rispetto al Pd locale per quanto mi riguarda non c’è molto da discutere: sono l’asse del regime e l’attuale candidato sindaco in pectore, Boccali, è assessore all’urbanistica, quindi corresponsabile del massacro di alcune zone di Perugia. Una domanda sarebbe da fare a questi signori: ma quanti sono gli appartamenti vuoti che ci sono a Perugia? Quali conseguenze sul traffico ha, per esempio, l’espansione urbanistica di Ponte san Giovanni nella zona ex Margaritelli, quando dovrebbero andare ad abitare circa 400 famiglie?
C’è un gran dibattito nell’Italia dei Valori - accreditata al momento al 5% a Perugia. Appoggiano o non appoggiano Boccali? Il successo dell’Italia dei Valori è dovuto alla questione morale, bisogna vedere se la cosa monta o - come immagino - frena a livello di informazione. Il regime è anche questa strana commistione tra politica e magistratura, dove la prima - in Umbria - ha sempre recuperato rispetto alla seconda. L’Italia dei Valori può quindi essere un bluff, le persone che ci stanno a me personalmente non piacciono molto. L’area della sinistra arcobaleno molto probabilmente appoggerà Boccali: non hanno via di scampo. Massacrati dalle elezioni politiche, senza un appoggio ad un cavallo vincente, anche per i meccanismi elettorali che favoriscono la ripartizione di seggi di liste in coalizione, trovo difficile, che possano scegliere di andare da soli. Non so se la sinistra democratica si smarca, alcuni loro comunicati lo farebbero pensare, è un’area che vedo volentieri anche rispetto al dopo Chianciano.
I Verdi a Perugia non esistono più, non sono presenti. Sono un’incognita, sicuramente molto al ribasso. A Terni quando si presentarono con una loro candidata a sindaco sulla vicenda degli inceneritori presero l’1%.
Il partito delle libertà è indecente: nessuna iniziativa sull’ambiente, sulla sicurezza e sui diritti civili sono beceri, molto vicini ad imprenditori edili. Il loro ultimo candidato a sindaco è stata una grande delusione.
Liste civiche: bisogna vedere come sono i loro rapporti con l’Idv. Penso che subiranno un forte ridimensionamento. Per liste civiche intendo anche liste di area radicale, con tutte le bandierine alzate e con un appoggio nazionale (mai successo in trent’anni di elezioni amministrative, perchè ci dovrebbe essere adesso?). Queste liste avranno un sicuro insuccesso: la confluenza dei voti sarà verso l’Italia dei Valori, partito con gli stessi interessi e partito molto attrezzato. Liste radicali sono ridicole: basta vedere come è organizzato il movimento per rendersi conto che il movimento non è attrezzato per le elezioni più difficili: le amministrative, elezioni dove bisogna fare il porta a porta e dove c’è una sola preferenza da dare. Vorrei ricordare la disfatta recente di liste bonino a Roma (meno, molto meno dell 1%) e il risultato similare di liste antiproibizioniste a Bolzano (intorno all’1%).
Al momento quindi non vedo agibilità poltica verso le amministratve: non ci sono i soldi, bisogna raccogliere 800 firme per presentarla. Una lista civica deve partire almeno con 40 mila - 50 mila euro.
Io sono molto scettico, preferisco raccogliere le firme per le petizioni e trovare qualche compagno di strada nei consigli comunali e provinciali. Già, perchè ci sono anche le provinciali, luogo di grandi scandali, ma il meccanismo mi pare molto simile al quadro che ho tracciato sopra.
A presto
Andrea
Scritto da Andrea Maori, il 1 Settembre, 2008 at 09:46
Ho letto con interesse le proposte di Francesco e di Andrea, e pur se fuori-gioco, dirò comunque la mia.
Sul PD, nulla da obiettare a quello che ho letto, le regole della casta sono storia vecchia, per quanto dovrebbero rappresentare l’area più interessata alle istanze che caratterizzano i Radicali, sappiamo bene che per loro siamo solo un fastidioso disturbo alla pacifica quiete degli equilibri spartitori e clientelari.
Fallimento sicuro, una margherita non fa primavera.
Sull’IDV rimango piuttosto perplesso, è un partito personalistico, votato all’anti-politica in stile Grillo, losco, pericoloso, giustizialista, assolutista. Di Pietro ha capito perfettamente come sfruttare l’immobilismo (dis)organizzativo del PD, e ogni sua iniziativa è puramente populista.
Pericoloso ma soprattutto, suicida.
Personalmente sono ancora disgustato dalla dirigenza (ex-post-pro-bho?) socialista umbra non tanto per il loro rapido disimpegno dal progetto della Rosa nel Pugno, ma anche per gli imbarazzanti dietro-front operati sulle tematiche a noi care, salvo poi presentarsi alle ultime elezioni come i “paladini” dei diritti civili e della laicità, il loro desiderio di contarsi ha prevalso sulla politica, sul buon senso e perché no, anche sul poco lavoro svolto.
Con loro, al massimo una lista della spesa (in un discount).
La cosidetta sinistra alternativa, se possibile, è ancora più distante da noi di quanto non lo sia la destra, ci siamo già scordati il caso Bianzino? Con loro non non è possibile attuare un programma comune, e se possibile sono ancora più legati ai vecchi schemi corporativi del Pd.
Peccato perché anche con loro alcune tematiche dovrebbero permetterci di superare visioni differenti e divisioni, ma tant’è.
Un lento suicidio procurato dalla ripetizione costante e continua del termine “piattaforma”.
L’unica strada percorribile è quella di una lista autonoma. Le tematiche sono tutte più che mai attuali, sono sul territorio, e assumeranno importanza e rilevanza nazionale. Liberalizzazione delle droghe leggere, testamento biologico, eutanasia, legalità, diritti civili, legge 40 e non ultima la 194. Vedrete che lavoreranno sulle linee guida, rendendo impossibile l’accesso all’interruzione di gravidanza. Quanti sono gli obiettori nella provincia?
Al solito
non concordo con Andrea sul problema soldi, da un punto di vista logico ha perfettamente ragione, ma quando mai la dura realtà ha fermato i Radicali?
Ci sono strumenti nuovi per la comunicazione, e al contempo i vecchi non funzionano più come una volta.
Mentre scrivo, mi viene in mente il film di Garrone, sceneggiato sul libro di Saviano.
A pensarci bene, il materiale c’è già tutto, basterebbe girare e distribuire in rete la versione perugina di Gomorra, e su questo lavoro di denuncia presentare la campagna elettorale ed il programma.
Un saluto.
Carlo
Scritto da Carlo Ruggeri, il 1 Settembre, 2008 at 16:09
altro che “fuori-gioco” Carlo!
Per poter arrivare comunque ad una possibilità di proposta-progetto e comunque per poter intravedere la capacità di una scelta anche in vista delle prossime tornate elettorali penso sia importante riuscire ad organizzare in in questo autunno un convegno/seminario che tenti un abbozzo di analisi sul sessantennio di regime in Umbria, con interlocutori locali e nazionali in grado di aiutarci nel raggiungere questo obiettivo. Analisi storica/politica con dati quindi innazitutto.E’ un impegno forte, che dovrebbe prevedere il coinvolgimento di tutte le realtà radicali della regione, con il sostegno del livello nazionale della galassia, ma anche in contatto con le altre associazioni delle regioni limitrofe che hanno situazioni analoghe.
Abbiamo iniziato la discussione con buoni presupposti e con in tasca una maggiore credibilità (di partiti e informazione) guadagnata in base al lavoro fatto fin ora. Ma dobbiamo essere riconoscibili dai cittadini e quanto scrive Carlo sulla denuncia della gomorra nostrana è una strada che fortunatamente,anche se timidamente, abbiamo già iniziato a percorrere: vedi caso Umbria,dossier, interrogazioni parlamentari (dal caso Bianzino all’inquinamento della conca ternana), mancata trasparenza e rispetto delle leggi dentro le istituzioni; ambiente,sanità,bilanci (da quelli comunali a quello della minimetrò spa). La scorsa riunione, il 26 Agosto, si è iniziato a parlarne. Poi dopo la mail di Pellegrino inviata ad un gruppo ristretto, vi sono stati alcuni interventi, oltre a quelli pubblicati qui tra i commenti.
Andiamo avanti diffondendo e chiedendo partecipazione. Lo strumento anagrafe degli aletti sarà in grado di farci vedere ancora altri aspetti in piena sintonia con le battaglie di oggi e di domani.
Scritto da Tommaso, il 1 Settembre, 2008 at 21:12
Carissimo Carlo, come sempre hai delle ottime idee più che condivisibili (almeno per me). Io non capisco però perchè insisti e perseveri nel non farti più vedere. L’associazione ha estremo bisogno della tua attiva presenza.
Scritto da Pierfrancesco, il 2 Settembre, 2008 at 07:47
Ha scritto Carlo: “Al solito
non concordo con Andrea sul problema soldi, da un punto di vista logico ha perfettamente ragione, ma quando mai la dura realtà ha fermato i Radicali?”
Ma veramente si può pensare che i voti necessari per ottenere un successo elettorale - cioè quella cosa che si concretizza in migliaia di croci apposte con una schifosa matita copiativa dietro una schifosa scheda da esseri umani adulti in una domenica di primavera - generalmente piovosa e umida - vengono espressi per volontà dello Spirito(so) Santo o perchè c’è stato tutto un grosso lavoro di informazione capillare, di coinvolgimento, di tutela di propri interessi, di propaganda - senza soldi adeguati al possibile risultato?
Ma veramente si può pensare che in un sistema sempre più bipolare - dal 1994 - alzare le proprie bandierine - cioè i propri sogni antipartitocratici sia stato vincente senza un grosso investimento economico? Prendo due esempi: 1989 Elezioni europee e 2006 Rosa nel Pugno. Le prime elezioni hanno visto il successo delle liste Bonino con l’8,5%. Gigantesco investimento sull’immagine di Emma che usciva da 5 anni di commissario Ue, universalmente giudicati ottimi. Miliardi spesi. Sistema elettorale PROPORZIONALE PRATICAMENTE PURO. Successo, 8 europarlamentari eletti. Rosa nel Pugno 2006: lista fatta in 4 e 4 otto, ottimo rapporto con lo SDI (all”inizio) 2,6% 3 MILIONI DI EURO spesi. Entriamo in Parlamento in 18 SOLO perchè in coaliazione con la lista vincente. Se eravamo da soli fischiavamo e se eravamo con la coalizione perdente entravamo al massimo in 10. Le amministrative sono tecnicamente le elezioni più difficili perchè ripropongono il sistema elettorale della camera - se sei fuori dalle coalizioni fischi - con l’enorme “svantaggio” della preferenza unica che in sistema come questo è un’enorme raccattavoti per cui non hai nemmeno un voto libero. Inoltre vorrei ricordare che ormai l’elettorato non gradisce liste “antisistema” se non all’interno di coalizioni. Vedi Lega nord con il Pdl e IDV con il Pd.
Tutto va bene ma bisogna sapere a che rischi uno va incontro.
Parliamo della serie storica delle liste di area radicale che si sono presentate in Umbria dal 1990 in poi?
Scritto da Andrea Maori, il 2 Settembre, 2008 at 10:11
Andrea, sai di avere ragione, non hai bisogno di dettagliare le tue motivazioni.
Tuttavia, se tentare è un sicuro fallimento, figurati il non tentare.
Personalmente ho sempre pensato che fare politica (onestamente) sia come prendere un ceffone al giorno, farla con Radicali Italiani, un tir sul filo della schiena.
Più volte al giorno.
Indubbiamente il mio attegiamento è pericolosamente incline all’utopia, ma ad esser lungimiranti o a guardare indietro se preferisci, senza la follia di alcuni…
Lo so, non viviamo in america, dove il sindaco di un paesino di 9000 abitanti in mezzo ai ghiacci, sbaraglia tutti i candidati del suo partito, le corporate petrolifere, diventa governatore del suo stato e a novembre rischierà di diventare il primo vicepresidente donna della storia degli USA, ma di certo, continuando a ragionare sull’impossibilità, questa america non la scopriremo mai.
Scritto da Carlo Ruggeri, il 2 Settembre, 2008 at 12:27
Sarà che quel tir mi è passato diverse volte sopra e che ancora sto pagando salatissime spese mediche…
Scritto da Andrea Maori, il 3 Settembre, 2008 at 09:00
La svolta necessaria
Articolo uscito sul giornale dell’umbria del 4 settembre 2008
Elezioni amministrative in vista, ricominciano i giri di valzer con la solita girandola di incontri tra i partiti. Tante parole, troppe. Tante promesse, troppe, per nascondere, con rimmel e mascara, le rughe di un regime che, volente e nolente, mostra tutto il proprio invecchiamento. Nessuno specchio magico, nessun accorgimento può impedire che dalle operazioni di facciata emergano impietosamente le fattezze di un’inarrestabile senescenza.
E, contrariamente a quanto si sia indotti a ritenere, in questo caso, vale a dire per quanto riguarda l’Umbria, l’età avanzata dell’interrotto governo regionale non è affatto indice di saggezza, semmai di consunzione. Se ne è accorto qualche magistrato, con un susseguirsi di indagini che vanno dall’affidamento, più o meno facilitato, di appalti alla drammatica emergenza ambientale e che vedono nella politica il filtro di allarmanti intrecci malavitosi. Ne sono consapevoli i cittadini costretti ogni giorno a subire l’onta della spartitoria violenza partitocratica e ad assistere a remunerate assegnazioni di poltrone, alle infinite regalie di cui i beneficiari sono sempre gli stessi, magari con i baffi imbiancati e qualche intervento nel bulbo capelluto.
La trafila dura ininterrottamente da sessant’anni. La scuola di partito docet. Prima si diventa amministratore, poi parlamentare, dopo si viene dirottati tra gli scranni di Strasburgo e Bruxelles, infine si riceve in premio qualche presidenza in modo da poter guardare con serenità al futuro pensionistico. Quando l’ente adatto manca, lo si crea a bella posta. E si va avanti così, cianciando di democrazia e partecipazione, fingendo impennate polemiche, persino moralizzatrici.
Intanto si accumulano i benefici, di natura soprattutto economica, e il gala prosegue. Se, poi, va proprio male e la si fa troppo sporca, si minacciano dimissioni in attesa che si plachino le acque. Se, ancora, al massimo della sfiga, queste ultime restano agitate, allora è il momento del colpo di scena. Si sbatte la porta non senza, però, avere prima lanciato fango sui detrattori, quando non, com’è recentemente avvenuto, su un’intera cittadinanza, e dato adito a presunte dietrologie.
No. Basta. Il sistema umbro è arrugginito, asfittico, pretende di riuscire a metabolizzare anche la putrefazione. Ma, attenzione, dai corpi incarogniti s’originano virus che, una volta propagati, risultano incontrollati e possono tramutarsi in tragica epidemia. Noi radicali da lungo tempo paventiamo la diffusione dell’infezione, la peste, il colera. Per questo, a rischio di diventare ossessivamente monotoni, ripetiamo che non sono le alleanze a interessarci e premerci né irrisori scenari possibilistici.
Ciò che urge è fare, consentire una svolta, ormai ineludibile, che non può essere minimamente data e garantita da schieramenti consunti ma necessita di andare al di là di schematismi e blocchi. L’Umbria deve avere il coraggio di avviare al suo interno un moto virtuoso riformatore in grado di valorizzare le enormi risorse in proprio possesso e di proiettarsi a livello europeo. Perché ciò accada bisogna far leva su un criterio partecipativo che sostituisca alle monolitiche lottizzazioni la ricchezza dell’ingegno e delle capacità. Il resto è aria fritta, pesante, nauseante, impregnata di colesterolo.
Francesco Pullia
della Direzione nazionale di Radicali Italiani
Scritto da Francesco Pullia, il 4 Settembre, 2008 at 09:14
“Noi radicali […] ripetiamo che non sono le alleanze a interessarci e premerci né irrisori scenari possibilistici.”
Scusami, Francesco. Ma cosa abbiamo fatto con la RnP e con il Pd nelle due ultime elezioni, se non due alleanze (la seconda, per la verità, più assimilabile a una fagocitazione)? Ricordiamoci che grazie ai recenti compromessi con il regime (operazione RnP e Pd) abbiamo praticamente messo da parte il serio rischio di chiudere la baracca, ché i debiti ci sovrastano sempre di più.
Prima di utilizzare l’espressione “noi radicali” (quali? Umbri? Italiani? Transnazionali?) è bene chiarire. Perché se intendi i radicali italiani, allora la cosa non è vera (l’alleanza con RnP e Pd è dato di fatto). Se intendi radicali umbri, la cosa è ancora più grave, a mio parere, dal momento in cui abbiamo iniziato una sana, aperta, catartica (pacata, direbbe il lombricone Veltroni) sul che fare in Umbria. Abbiamo tutti molte domande, ma poche risposte: per questo stiamo aiutando noi stessi a capire e ad aprire l’orizzonte mentale, che rischia di rimanere offuscato se chiuso all’interno della nostra attivissima, da me tanto amata, cricca.
Ma veniamo alle interessanti sollecitazioni del tuo articolo. Nulla da obiettare sulla diagnosi: le patologie del regime umbro hanno raggiunto livelli preoccupanti, insidiosi; come il virus si trasforma, si adatta al corpo che lo accoglie, allo stesso modo il regime sta rimescolandosi, modificandosi - ma è solo cosmesi - per continuare a ingannare il corpo e la mente degli elettori, che forse stavolta non ci cascano più.
Detto ciò, non mi convince la soluzione che prefiguri:
“Ciò che urge è fare, consentire una svolta, ormai ineludibile, che non può essere minimamente data e garantita da schieramenti consunti ma necessita di andare al di là di schematismi e blocchi. L’Umbria deve avere il coraggio di avviare al suo interno un moto virtuoso riformatore in grado di valorizzare le enormi risorse in proprio possesso e di proiettarsi a livello europeo. Perché ciò accada bisogna far leva su un criterio partecipativo che sostituisca alle monolitiche lottizzazioni la ricchezza dell’ingegno e delle capacità.”
Mi spiace dirtelo: ma la vaghezza con cui chiudi l’articolo mi pare davvero simile, per un beffardo contrappasso politico, alle sconclusionate parole di certi esponenti del regime, quando nel loro mestiere di trasformazione estetica, parlano di partecipazione, di primarie, di maggiore democratizzazione.
Ammetto di non avere la soluzione in tasca, tanto più in un contesto politico quale quello umbro i cui esponenti, per ragioni di esperienza e di anagrafe, non posso conoscere bene come voi.
Ma credo non possa non essere valida ancora oggi l’affermazione rosapugnista dell’”alternanza per l’alternativa”. Laddove per alternanza intendo anche un rimescolamento - ovvero uno shock - interno a questa coalizione di centro-sinistra pigliatutto, con un rafforzamento (comparsa, meglio dire) delle componenti davvero laiche, socialiste, riformatrici, liberali. Quelle che solo noi potremmo innestare.
Con affetto e onestà,
Antonio.
Scritto da Antonio Di Bartolomeo, il 4 Settembre, 2008 at 11:34
LA ROTTURA DI CONTINUITA’ DELLA CLASSE DIRIGENTE UMBRA PARTE DA UN PROGRAMMA LIBERALE E RIFORMATORE
Un interessante dibattito pubblico si è aperto sulla stampa umbra e nel sito www.radicaliperugia.org in merito alla natura del sistema di potere nella nostra regione. Molti sono gli approcci possibili per un’analisi anche in vista delle imminenti elezioni amministrative, momento importante rispetto al quale fare i conti sulla gestione del territorio. La rottura di continuità che si auspica avvenga in quell’occasione,temo che si scontrerà - ancora una volta - solo con il rinnovo generazionale delle classi dirigenti e non con un cambiamento di prospettiva politica in senso profondamente liberale e riformatore. Alle elezioni amministrative del 2009 arriveranno alla scadenza molti sindaci per la fine del secondo mandato e quella sarà l’occasione per i partiti del centrosinistra per presentare una nuova classe dirigente. Nuova classe dirigente che -se esiste – ci pare molto silenziosa e guardinga. Non si vedono segni di discontinuità, non si vedono iniziative nuove che vanno nel segno di un cambiamento verso la modernizzazione della nostra Regione. Il quadro che ci si presenta davanti ci pare alquanto deprimente: il nuovismo diventa un fatto relegato a facce nuove e non a concreti obiettivi politici. Eppure questa Regione è cambiata e non sempre in meglio;
Il territorio, per quanto non compromesso del tutto, presenta gravi problemi, soprattutto nelle aree urbane più intensamente popolate. Un’intensa deregulation edilizia, porta con se una serie di problemi sociali e ambientali che se non previsti possono essere esplosivi. Vale la pena ricordare che questa Regione è tra i primi posti per automobili immatricolate: traffico, inquinamento, incidenti sono ormai all’ordine del giorno in modo ormai drammatico. La deregulation ha portato anche ad un mercato edilizio drogato, con nuove sacche di emarginazione rispetto alle quali gli interventi pubblici sono del tutto insufficienti. Va anche ricordato che l’Umbria è tra i primi posti per morti in incidenti da lavoro e per le conseguenze sciagurate delle ultime leggi proibizioniste. Rispetto a questo, poco o niente si è fatto: centomila euro stanziati mesi fa dalla Regione per la prevenzione rispetto ai danni causati dalle attuali leggi sulle droghe, sono un pannicello caldo rispetto ad una realtà drammatica. Ma anche il rapporto cittadini/istituzioni è profondamente carente: leggi fondamentali come quella per l’istituzione del difensore civico – previsto anche in molti statuti comunali e provinciali – sono state disattese, segni di civiltà come la figura del garante delle persone detenute, approvata e mai applicata; le istituzioni carenti rispetto all’obiettivo tutto liberale del “conoscere per deliberare”, valido strumento per avvicinare i cittadini alla “cosa pubblica”. Questo è un punto centrale per chi – come i Radicali – ha fatto della partecipazione diretta uno strumento di crescita democratica prima ancora che di strumento di lotta politica. Nei prossimi giorni lanceremo in tutti i Comuni della Regione il progetto “Anagrafe degli eletti” che prevede la messa on line di tutti i dati relativi degli enti locali, dall’elenco dei beni immobili all’attività dei consiglieri. Vogliamo che diventino “case di vetro”, trasparenti, miglior risposta a chi fa dell’antipolitica il probabile successo di una vittoria elettorale. A partire dalle questioni concrete siamo aperti al dialogo
Scritto da Andrea Maori, il 6 Settembre, 2008 at 11:03