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Associazione Giovanni Nuvoli

Archivio della Categoria 'Rassegna stampa'

13 luglio 2007

La tortura di Stato per Giovanni Nuvoli

Conferenza Stampa “Giovanni Nuvoli”Oggi a Roma si è tenuta la conferenza stampa sulla situazione del caso di Giovanni Nuvoli, il malato di Sla di Alghero che da mesi chiede d’interrompere l’accanimento terapeutico contro il suo corpo.
Grazie a Radio Radicale, è possibile ascoltare e rivedere gli interventi della conferenza, riassunti in questa scheda.

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25 giugno 2007

Intervista a Marco Pannella

Moratoria:Dopo la lotta ancora la lotta
Referendum:"Il potere, vissuto come dominio degli altri, non tollera ostacoli"
Oggi Pannella a Perugia per parlare di laicità e libertà

Ali Adamu – La Sera

Gli occhi azzurri, profondi e sereni di un uomo che dalla Prima Repubblica combatte per i diritti e le libertà. L’odore del sigaro mischiato alla carta stampata. Questo è quello che colpisce immediatamente di Marco Pannella e del suo studio di Largo Torre Argentina. Sono con lui in tarda serata, dopo una giornata di duro lavoro. Non appare certo stanco.

Comincerei l’intervista partendo dal il vostro più recente successo, l’impegno dell’Ue a presentare a settembre la moratoria sulla pena di morte all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Si è stato un successo pieno dei Radicali Italiani e dell’associazione Nessuno Tocchi Caino nonostante l’ostracismo deliberato e non casuale che i burocrati di Bruxelles hanno opposto fin dal ‘94. Una tappa raggiunta grazie all’oltranza e alle autonomie sulle quali si fonda la galassia radicale.
Importante è stato il sostegno deciso di moltissimi singoli e soprattutto di numerosi premi Nobel. Un successo, si, ma non una vittoria perché anche quando la moratoria sarà ratificata dall’Onu la pena di morte sarà ancora lungi dall’essere sconfitta. Dopo la lotta, insomma, viene ancora la lotta.

Quali saranno allora le vostre prossime mosse?

Ancora iniziative non violente, tra le quali l’immediata pubblicazione di un "libro bianco" in cui vengano elencati i passi che fin dal 1994 abbiamo intrapreso e gli ostacoli che ci si sono parati dinanzi. Non ultimo la lentezza decisionale e operativa della Farnesina.

Parliamo dei vostri metodi di lotta. Metodi non violenti spesso estremi…

ma non estremisti perché l’estremismo è l’ideologizzazione di una condizione estrema che invece è conquista.

Certo, ma non c’è il rischio che questi metodi, usati di continuo, spostino l’attenzione sulle persone oscurando gli obbiettivi?

Il primo rischio non è sulla persona ma sullo strumento. Si tende a schivare la meta che io indico parlando dello strumento della non violenza e del digiuno da noi utilizzato. Ma una cosa certamente è vera: repetita iuvant. Oggi nel ceto dominante e nel potere c’è un enorme rispetto di fatto dei nostri metodi. Altrimenti come si spiegherebbero le conquiste che regolarmente facciamo?

Passiamo alla sua visita a Perugia in occasione della ricorrenza della strage del XX giugno 1859 da parte della chiesa di Roma. Il tema sarà la laicità ovviamente. Dove, secondo lei, lo stato manca in fatto di educazione alla laicità?

Più che le mancanze posso eventualmente cercare, e ho qualche difficoltà a trovarle, le non mancanze. Anche perché penso che sia molto importante dire che ciascuno ha la sua visione di laicità e di religiosità. Per quanto riguarda la mia, sono 40 anni che insisto su una determinata impostazione che mi sembra trovare , nel tempo , delle conferme. Per me la laicità e la religiosità partono entrambe dalla coscienza e dalla responsabilità individuale. Oggi noi parliamo di una religiosità , diversa da quella pagana, che pone un problema di rapporto tra la coscienza individuale e il "mistero". La scienza stessa dimostra che quanto più si sa tanto più l’orizzonte del mistero e della trascendenza si allontana. Poi abbiamo il problema delle varie religioni rivelate o dei vari libri che non comportano di per se l’istituzionalizzazione dell’interpretazione del libro e della rivelazione. Quando entriamo in questo aspetto, per il laico, il problema è sia nei confronti di Cesare che di Pietro perché il laico, il liberale o il credente non tollera che sia Cesare a invadere la sua coscienza e a pretendere di educarlo invece che di informarlo. Si dice sempre "il laico è per lo stato e il credente è per la religione", non la religiosità. Il che , nel mondo orientale, in particolare in quello buddista, non trova alcun corrispettivo. Quindi oggi il laico, ma anche il liberale è anti-totalitario ovunque. È quello che evoca ed impone per primo l’obbiezione di coscienza.
Poi c’è l’obbiezione di coscienza non violenta che è una obbiezione pratica affidata alle responsabilità dell’individuo. Non bisogna confondere le due cose che sono contigue ma non la stessa. C’è una storicità nell’evoluzione dei laici. Credo che oggi la laicità è un attributo storicamente "naturale" della religiosità. Così come la religiosità, cioè il rispetto della trascendenza e del mistero, è un connotato del laico il quale non consente allo stato nemmeno quello che non consente alla chiesa. Bisogna riconoscere storicamente che nella fase antropologica che viviamo, la legalizzazione è il metodo liberale per eccellenza mentre la liberalizzazione deve trovare delle giustificazioni storiche particolari. Se c’è qualcosa che davvero vive antropologicamente come senso comune lo stato è bene che non se ne occupi.
Se, invece, abbiamo una realtà nella quale si ritiene che sia necessario assecondare e accelerare un processo evolutivo in un senso ben preciso, interviene la legalizzazione.

Durante le vostre battaglie raccogliete sempre un vastissimo consenso.
Questo vale ancor di più per quella attuale?

Si, l’Italia con la Spagna sono i paesi che hanno la più netta maggioranza di persone contrarie alla pena di morte. Si parla del 75%. Ma anche il caso Welby testimonia una riflessione diffusa sulla vita, la morte, il corpo, la malattia e i diritti. Altro esempio è la crescente sensibilità di coloro che comprendono che è giusto superare una certa interpretazione del sesso, dell’amore, della convivenza, a prescindere dall’orientamento sessuale.

I mezzi di comunicazione spesso fanno orecchie da mercante alle vostre battaglie.

Hanno paura di mostrarci quando siamo in una fase avanzata di sciopero della fame perché hanno imparato che la non violenza è l’esposizione della nuda verità attraverso il proprio corpo, che deperisce ma che , in quel momento , è anche dimostrazione di grande forza umana.

Cosa ne pensa del referendum sul dimezzamento degli stipendi dei consiglieri regionali recentemente negato agli umbri?

Il potere è così impotente che ha continuamente necessità di trovare furbizie e pretesti. Non riesce mai a dettare legge o a rispettare la legge dettata. Il potere vissuto come dominio sugli altri non tollera nessuna regola, a cominciare dalla propria. Bisogna affrontare costantemente quello che l’arte ci insegna da sempre: la grande tragedia greca ci spiega che il potere rende pazzi e lo si ritrova nella grande tragedia di Shakespeare fino ad arrivare a Becket. L’esempio del referendum umbro è un simbolo della verità italiana dove la legge vigente non è mai la legge scritta.

Un brutto paradosso?

No . Purtroppo questa è la realtà, non è un paradosso.

 

la Sera, 23 giugno 2007

Grazie ad Adamu Ali per averci concesso la pubblicazione dell’intervista.

(continua…)

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27 aprile 2007

Ratzinger e la figlia del parroco

Il buon Bordin ha citato l’articolo nella sua rassegna stampa quotidiana.
Lo riportiamo integralmente (siamo sicuri che non troverà ospitalità nei quotidiani), non tanto per la notizia, ma casomai ve ne fosse ancora bisogno, per l’ennesima conferma della considerazione che le gerarchie vaticane hanno dell’universo maschile e femminile.
Mentre il Parlamento Europeo si è impegnato in importanti dichiarazioni contro l’omofobia, mi preme puntualizzare che l’intolleranza è un fenomeno omnicomprensivo che riguarda tutti i rapporti sociali e che tocca l’idea stessa di rapporto e convinvenza, sia civile che affettiva.

Ratzinger e la figlia del parroco

Cos’è la libertà d’informazione? Se ne scrive e se ne parla, si dibatte, si polemizza, escono articoli, saggi: è il grande tema della società mediatica, un nodo fondamentale della democrazia e della partecipazione. Noi per spiegare di che si tratta facciamo due esempi. Il primo riguarda La Stampa e il secondo il Giornale. Vediamo: il giornale torinese racconta una storia bella e triste. Il titolo dell’articolo: “La figlia del parroco e il cardinale Ratzinger”. Sembra la pubblicità di un film. Invece è una storia vera, raccontata alla “ Sueddeutsche Zeitung” da una giovane donna, Veronika Egger, figlia di un prete. Faceva la prima elementare. La maestra durante l’ora di religione spiegava che nell’ostia c’è il Corpo di Cristo. Veronika alza la mano e dice che lei queste cose le sapeva perché suo padre era un sacerdote. Da quel momento la vita della bambina è stata un tormento. La madre era già stata richiamata subito dopo la nascita dall’arcivescovato di Monaco. Il cardinale era Ratzinger che attraverso il vicario le comunicò – riferisce La Stampa – che “doveva interrompere qualunque contatto con il padre della bambina, come donna, portava l’intera colpa del fattaccio e, se non voleva rovinare la carriera del sacerdote, era bene che non divulgasse la vicenda.” In effetti i rapporti tra il prete e la donna non furono mai interrotti, ogni tanto si vedevano ma Veronika soffriva terribilmente per questa situazione. Sentiva che non aveva una vera famiglia. Si ammalava, mal di testa, mal di schiena, infezioni, perdita di tutti i capelli. Non va più a scuola, scrive poesie dove parla di suicidio. Poi si ribella a se stessa. Dice alla “Sueddeutsche Zeitung” mi sono riappacificata con la mia storia. Lui si preoccupa di noi. Bada che non ci manchi nulla. Un giorno vivremo tutti insieme. Oggi abita con la madre in una casa al margine della foresta nera che il padre ha comprato per loro. Veronika, malgrado l’allora Cardinale Ratzinger, sente di avere una famiglia. Nessun commento. La storia parla da sé. E’ il prodotto della libertà di stampa. Anche se, speriamo di essere smentiti, non troverà, molta eco nel mondo dell’informazione. Di sicuro Bruno Vespa la ignorerà nel suo ‘Porta a Porta’. Il secondo esempio lo prendiamo dal ‘Giornale’. Il Parlamento europeo ha approvato una mozione antiomofobia che condanna “i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali”. Tre eurodeputati italiani di rifondazione e dei verdi avevano proposto che nel testo della mozione figurasse anche il presidente della Cei Monsignor Bagnasco. Però questo passaggio non è comparso nella mozione. Il “Giornale” titola “UE, la Sinistra scomunica Bagnasco”. La chiesa si scatena e il Giornale titola ancora “La rabbia della Chiesa: attacchi ignoranti. Ruini: pallottole di carta”. Nell’articolo si afferma fra l’altro “ anche il vecchio continente comunque è sembrato incamminarsi nella strada intrapresa in Messico, dove il mai sopito anticlericalismo radicale ha messo sotto accusa il papa e il cardinale primato per aver osato intervenire contro la legge sull’aborto approvata due giorni fa.” Sempre il Giornale si fa cassa di risonanza dell’agenzia Sir dei settimanali cattolici, del quotidiano della Cei, della radio vaticana. La Sir parla di falso, falsificazione, disinformazione, propaganda comunista. “Il rischio – scrive l’agenzia – è che la falsità generi odio”. Altro titolo del Giornale: “Deriva anticlericale che alimenta l’eversione”. Anche questa è libertà di travisare i fatti, libertà di disinformare i cittadini. Certo la professione giornalistica è altra cosa. C’è una deontologia che prevede in primo luogo il massimo dell’obiettività possibile nel raccontare i fatti. Ma questo non fa parte del Dna del Giornale.

Ratzinger e la figlia del parroco, venerdì 27 aprile 2007, Rosso di Sera

 

(continua…)

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3 aprile 2007

“Ridurre il numero della ASL in Umbria”

Pubblicato sul "Giornale dell’Umbria" il 25 Marzo 2007

E’ da tempo che va di moda, tra i politici regionali di maggioranza e opposizione , in riferimento al futuro dei due presidi ospedalieri di Spoleto e Foligno parlare di “integrazione”.
Il primo passo per una integrazione vera e proficua innanzitutto per i cittadini-utenti e che non distrugga quanto negli anni si è costruito passa per una riforma del numero delle ASL e delle Aziende Ospedaliere dell’Umbria. E’ irresponsabile o quanto meno molto rischioso modificare l’attuale assetto dell’emergenza/urgenza dell’ospedale di Spoleto e dell’area di riferimento (Valnerina) senza prima realizzare una fusione amministrativa, di dirigenza e di intenti arrivando alla ASL unica regionale (così come avvenuto nelle Marche) o al massimo alle due ASL che anche il sindaco Brunini chiese con forza in passato.
Questo consentirebbe di raggiungere due risultati: 1) maggior reperimento di risorse 2) miglior coordinamento dell’offerta sanitaria sul territorio regionale, con la valorizzazione di tutte le realtà.
Se Spoleto e Foligno, entrambi DEA, devono avere pari dignità così come affermato dall’assessore Rosi in più occasioni, l’integrazione di cui si parla nei corridoi e nelle stanze che contano, non va in quella direzione, ma verso un declassamento del S.Matteo degli infermi, che paradossalmente ha invece le dimensioni, le professionalità e le carte in regola per essere sempre di più quell’ospedale sicuro e a misura d’uomo di cui la comunità spoletina e non solo ha bisogno.
Sosteniamo quindi chi, come il comitato per l’autodeterminazione della città di Spoleto, ha rilanciato la proposta di riforma delle ASL regionali, feudi di potere spartitorio, ipotizzando anche il ricorso allo strumento referendario.

Tomaso Ciacca, segretario del Centro di Iniziativa Radicale di Perugia
Francesco Pullia, segretario del Circolo Ernesto Rossi di Terni , della Direzione Nazionale di Radicali Italiani

(continua…)

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8 febbraio 2007

Possumus, possumus…

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dal Corriere dell’Umbria del 6.2.2007

 

La mia risposta, pubblicata l’8.2.2007

Caro Ricci, il nostro paese non è uno stato teocratico

Ho letto con un certo stupore la lettera di Claudio Ricci, Sindaco di Assisi, nella quale il primo cittadino lamenta “un atteggiamento tiepido dei cattolici impegnati in politica” riguardo ai temi della famiglia, ovvero i pacs. Lo sconcerto non proviene dalle tesi antropologiche del Ricci sull’ordine “naturale” della famiglia, sui santi invocati come identità culturale o sull’imminente decadentismo che tutti noi affliggerebbe in caso di provvedimenti legislativi orientati a riconoscere diritti oggi negati.
La meraviglia deriva dal fatto che ad invocare l’identità religiosa nei confronti della politica, sia proprio chi è investito della fascia tricolore con lo stemma della Repubblica, che a sollecitare una più decisa levata di scudi (post-democristiani) sia l’ufficiale di Governo di tutti i cittadini del bel capoluogo umbro.
Fino a prova contraria, nonostante la stura ratzingeriana che oggi, eccetto rare e solitarie eccezioni, mostra solo il volto dogmatico e impietoso dei Ruini e dei Trujillo, il nostro paese non è uno stato teocratico e anzi sancisce laicità e libertà religiosa nei suoi dettami costituzionali.
Senza contare che le attuali proposte in discussione nulla e nessuno obbligano, limitandosi timidamente ad offrire più scelte nella convivenza civile già da tempo ben più responsabile ed evoluta di quanto l’attuale classe politica voglia prenderne coscienza.
In sintesi, il dialogo è possibile solo se tutti ci sforziamo di riconoscere le istanze altrui, l’atteggiamento del “io non lo farei quindi tu non puoi” è oggi il fulcro illiberale attraverso il quale alcuni settori della politica si appellano nel vano tentativo d’intercettare il consenso del mondo cattolico, lusingato, corteggiato e strumentalizzato come da tempo non ricordavamo.
Forse è il caso di cambiare rotta, di abbandonare le posizioni dogmatiche e smettere di pensare di avere la verità in tasca. Sarebbe meglio affrontarli questi dubbi, proprio come San Francesco, chiedendosi cosa direbbe oggi il santo nell’osservare il suo nome trasformato in una fiorente holding.
Pacs et bonum.

Carlo Ruggeri

(continua…)

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